La mafia uccide solo d’estate

La mafia uccide solo d'estate Visto con qualche mese di ritardo dopo l’unanime elogio di critica e pubblico, con “La mafia uccide solo d’estate” mi ero fatto della aspettative piuttosto alte.

Diciamo che il film è buono per presentare al pubblico più giovane i veri paladini della giustizia morti per mano dell’infame mafia e collusa politica.
Buon documentario e buona sceneggiatura visto che la storia è ricamata ad arte sui fatti salienti di quell’epoca.

Ridere della mafia si può, una risata li seppellirà, peccato che a me personalmente l’umorismo di Pif non faccia troppo presa, molto meglio un Benigni d’annata 🙂

Comunque, consigliato.

Ecco il trailer:

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Il vero grande affare dell’immigrazione

Ottimo articolo che fa luce sui molteplici aspetti dell’immigrazione.
Per esempio si fa luce sui famosi 40€ che, secondo molti, vengono dati direttamente ai profughi, in realtà la cosa è ben diversa:

Ma quanto costa oggi e chi ci guadagna dall’accoglienza a cipolla all’italiana? Attualmente per ogni richiedente asilo lo stato versa in media 35 euro al giorno agli enti gestori dei centri, con cui questi assicurano vitto, alloggio, vestiti, qualche corso e una somma di 2,5 euro fornita agli ospiti per le piccole spese. “Durante gli scontri di Tor Sapienza, abbiamo sentito di tutto: residenti inferociti convinti che lo stato versa 35-40 euro direttamente ai migranti. Una bufala mostruosa e pericolosa, perché alimenta il razzismo”, precisa Di Capua.

Grandi ditte, consorzi di vario genere, piccoli e medi imprenditori si sono gettati nel settore dell’accoglienza, traendone profitti considerevoli. La gestione straordinaria dell’emergenza si è rivelata in questi anni una gallina dalle uova d’oro.

Fonte Internazionale.it.

è morto Andreotti

È morto Andreotti. Chissà cosa ha avuto in cambio.

La figura di Andreotti ha attraversato più volte la storia della Repubblica. Noi eravamo le strisce.

Andreotti fu uno degli artefici del boom economico. E anche di altri.

«Andreotti ha fatto davvero molto per il nostro Paese», ha dichiarato il Papa.

Il ricordo di Berlusconi: «Andreotti era un grande statista. O faccio cadere il governo».

Stefania Craxi: «La storia gli restituirà l’onore che merita». Una volta riscritta.

Lo Stato non organizzerà i funerali di Andreotti. Ne ha già fatti troppi per lui.

Andreotti sarà ricordato anche per la sua sottile ironia. «Tira il dito».

Giorgio Napolitano: «Lo giudicherà la storia». È l’ultima chance.

fonte Spinoza

crack machine

Milano, domenica piovosa programmata senz’auto (ma piena di taxi e macchinoni vari che non si capisce se vogliono pagare le multe o sfidano la sorte…), noi andiamo al Teatro TiEffe a vedere Crack Machine. Noi conoscevamo già i due protagonisti, perchè avevamo visto Figli di un brutto Dio, e non vedevamo l’ora di rivederli.

I temi principali trattati sono la prigionia (cos’è un reato? chi è “il più” ladro? esiste la riabilitazione? chi c’è in carcere?), l’istituzione carceraria, i reati finanziari, il capro espiatorio e …. la visita del Papa. E a (s)proposito del Papa che nella vita reale e nella (dis)informazione ce lo servono come il prezzemolo un po’ in tutte le salse, in questo spettacolo ci sta proprio bene.

Il teatro di Mazzarelli e Musella e’ un mix di spettacolo, intrattenimento, denuncia, attualità e informazione, ti diverti pensando ed emozionandoti. Noi purtroppo qualche battuta in dialetto non siamo riusciti a capirla, ma è certo che la rappresentazione non poteva essere che così, perchè è la realtà di una vita. Bello l’utilizzo delle musiche, con la testimonianza della radio della prigione ed i saluti ai carcerati da parte delle famiglie.

Fortapàsc

Fortapàsc (regia di Marco Risi _ 2009 _ 108' _ Drammatico)

Ricostruzione della morte del giornalista Giancarlo Siani la cui unica colpa è quella d'aver voluto fare bene il proprio lavoro, andando a scontrarsi con i poteri forti collusi con la malavita.

Tra tangenti, camorra, funzionari corrotti, scontri a fuoco ed omertà emerge la figura del protagonista che preferisce perseguire il proprio sogno continuando imperterrito (quasi eroicamente) a svolgere il suo lavoro "sporco" di informazione (a dispetto di tutti i consigli ricevuti per poter "campare" il più a lungo) su fatti ed avvenimenti del mondo della camorra, portando a galla retroscena, indiscrezioni ed indagando sempre più a fondo, articolo dopo articolo, decretando così la propria condanna a morte.

Il film è ottimamente diretto da Marco Risi e ripercorre gli spostamenti e gli incontri segreti dei boss, con annesse scaramucce tra delinquenti, avvalendosi anche delle deposizioni dei pentiti che, successivamente, han permesso la cattura di alcuni degli artefici del delitto, a distanza però di parecchi anni.

Il film è duro e commovente nello stesso tempo. Duro non lesina in "piombo e sangue" per permetterci di avere un idea chiara della tragica situazione di Torre Annunziata. Commovente perchè se per un attimo ci immedesimassimo nella vita del giornalista vedremmo che non si può morire a 26 anni solo perchè si è deciso di non voltarsi dall'altra parte ed in un luogo in cui lo stato fa fatica a radicarsi.
Ad un certo punto del film, sapendo già l'esito nefasto, ho sperato vivamente che uccidessero subito il protagonista per abbreviargli l'agonia. E' difficile se non impossibile essere soli contro l'ignoto, ancora peggio se si è solo un ragazzo qualunque (con i propri difetti, le proprie paure) senza protezione. In una terra dove chiunque può essere il tuo carnefice o una spia al soldo dei camorristi: dal compagno d'ufficio, alla macchina che ti taglia improvvisamente la strada… Ed è veramente angosciante sapere che anche i propri cari potrebbero essere in pericolo di vita per "colpa" tua.
Proprio come essere in un fortino completamente accerchiato.

Indimenticabile. Se non l'avete visto cosa aspettate a recuperarlo?

Ecco il corto ad opera di Gianfranco De Rosa "Mehari" su Giancarlo Siani, ma prima i motivi che han spinto l'autore a girar un simile cortometraggio.

Innanzitutto bisogna partire proprio dal protagonista: Giancarlo Siani. Era un giovane giornalista, un cronista per essere precisi, corrispondente del Mattino, maggiore quotidiano dell'Italia meridionale. Operava a Torre Annunziata, cittadina di circa 80mila abitanti alle falde del Vesuvio, con una delle più alte densità camorristiche dell'hinterland napoletano. Il 25 settembre del 1985 Siani aveva compiuto da qualche giorno 26 anni. E lo ammazzarono sotto casa, al Vomero, quartiere dove io sono nato e cresciuto. La cosa mi colpì moltissimo. "Hanno ucciso uno come me" dicevo in cuor mio. E questo pensiero mi ha "perseguitato": di tanto in tanto mi ritornava alla mente. Nel frattempo facevo già parte dell'industria cinematografica, posizione acquisita dopo una lunga gavetta. Fino a es-sere impegnato in produzioni cinematografiche di livello mondiale. Il mio sogno si era realizzato. La parola sogno mi riportò alla mente Giancarlo Siani. Anche lui aveva un sogno: quello di diventare giornalista a tutti gli effetti, giornalista professionista come si dice nel mondo dell'informazione. Fu questa la scintilla per l'idea di un cortometraggio su Siani.
(fonte www.giancarlosiani.it)

La scorta di Emilio Fede

Data la polemica di Emilio Fido riguardo alla scorta di Saviano, ho voluto documentarmi per vedere il motivo per cui il direttore del "TG"4 ne ha una.
A quanto pare spesso le scorte sono date grazie a conoscenze e raccomandazioni, come tutto in Italia:
A volte è questione di stile: ha la scorta Emilio Fede, a cui una volta è stata recapitata una bombacarta. Non l’aveva Indro Montanelli, che fu «gambizzato» dalle Brigate Rosse.
(fonte gennarodestefano.it)

Nell’articolo completo si fa riferimento a molte altre scorte ed alle varie tipologie.
E’ il caso di dire, chi semina vento raccoglie tempesta, e basta seguir per 10 minuti il "TG"4 per capire.