L’ateismo non è una religione.

🙂

Un video di Bill Maher.

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crack machine

Milano, domenica piovosa programmata senz’auto (ma piena di taxi e macchinoni vari che non si capisce se vogliono pagare le multe o sfidano la sorte…), noi andiamo al Teatro TiEffe a vedere Crack Machine. Noi conoscevamo già i due protagonisti, perchè avevamo visto Figli di un brutto Dio, e non vedevamo l’ora di rivederli.

I temi principali trattati sono la prigionia (cos’è un reato? chi è “il più” ladro? esiste la riabilitazione? chi c’è in carcere?), l’istituzione carceraria, i reati finanziari, il capro espiatorio e …. la visita del Papa. E a (s)proposito del Papa che nella vita reale e nella (dis)informazione ce lo servono come il prezzemolo un po’ in tutte le salse, in questo spettacolo ci sta proprio bene.

Il teatro di Mazzarelli e Musella e’ un mix di spettacolo, intrattenimento, denuncia, attualità e informazione, ti diverti pensando ed emozionandoti. Noi purtroppo qualche battuta in dialetto non siamo riusciti a capirla, ma è certo che la rappresentazione non poteva essere che così, perchè è la realtà di una vita. Bello l’utilizzo delle musiche, con la testimonianza della radio della prigione ed i saluti ai carcerati da parte delle famiglie.

Ascanio Celestini – Pro Patria

Ascanio Celestini - Pro Patria

Foto da Web

Martedì siamo andati a vedere lo spettacolo Pro Patria di Ascanio Celestini, al Piccolo Teatro di Milano, un monologo di un’ora e mezza, temi principali: il risorgimento (questo sconosciuto) e le carceri; ci si chiede come abbia fatto a unire due temi così distanti temporalmente eppure il filo logico c’era eccome.

La nostra serata inizia con una delle nostre… ci presentiamo in teatro il giorno sbagliato!!! fortunatamente in biglietteria riescono a cambiarci il biglietto nonostante il teatro sia quasi pieno. Ci sediamo in platea, posti centrali, si vede benissimo (tanto il Piccolo NON E’ grande), e di tanto in tanto si sente vibrare il pavimento per via della metropolitana che passa proprio a ridosso, chissà se anche l’interpretazione di Celestini ne ha tratto giovamento!!! nuove emozioni! però la battutina non gli è scappata 🙂

Inizia lo spettacolo, Ascanio parte a raffica con il suo stile, cerco di concentrarmi perchè la prima parte sul risorgimento cita tanti personaggi ed episodi che hanno contribuito al formarsi del nostro stato nazionale unitario, e che o non avevo mai saputo o avevo studiamo in tempi remoti (beh… le superiori ormai le ho finite da 20 anni!) Il protagonista parla proprio con Mazzini  dell’Italia che si è allontanata dagli ideali “Mazziniani” di democrazia, un’Italia che doveva nascere dai moti popolari condivisi di sacrificio per la patria ed invece è nata dall’alto , dalla borghesia settentrionale complice dell’esclusione delle masse dalla vita politica e lasciate sotto l’influsso del clero amico. E questa Italia nata dall’alto ce la stiamo ancora portando dietro, con uno stato che esclude tutta una fetta di popolo, anche di chi potrebbe essere partecipe della nazione invece viene incarcerato, escluso e reso invisibile. Citando un passaggio dello spettacolo “se tutti hanno una mela e rubi una mela sei un ladro; ma se tu non hai la mela e rubi la mela?” se viviamo in una società di disuguaglianza la mela ce la dobbiamo prendere? ci si chiede se la democrazia possa esistere in un paese pieno di disuguaglianze di diritti ed anche di risorse economiche. Un bellissimo spettacolo, grazie a Celestini.

Finisco dicendo che a teatro, come al cinema, non è la prima volta che devo “zittire” due comari di una maleducazione incredibile, forse oltre al messaggio “si ricorda di non tenere acceso il telefonino” dovrebbero dire “al cinema e al teatro non si parla durante lo spettacolo”; e non sto parlando di quando chiedi all’amico “cos’ha detto?” perchè non hai capito una parola, parlo di minuti e minuti di chiacchere sulla tua vita di cui non me ne frega nulla!!!

5 film

Questo dovrebbe anche essere un blog di cinema… ecco gli ultimi 5 film che abbiamo visto; certo, sarebbe tutta un’altra cosa fare 5 post.. un’altra volta , ok?

Habemus Papam. Dopo aver visto questo film la prima cosa che ho pensato è che Nanni Moretti non avesse voluto infliggere una stilettata alla chiesa. Ripensandoci, invece lo fa ma in un modo inaspettato. Il film a volte sembra “immobile”, in particolare il personaggio del Papa, che vive delle esperienze secolari, dopo l’angoscia iniziale a fronte dell’elezione sembra non tornare in se. Forse non deve tornare in se, forse è già se stesso; lui non combatte la scelta di fede, combatte la scelta di vivere la fede all’interno di un’istituzione e di diventarne addirittura il capo spirituale. In questo film di fede se ne vede ben poca e i vescovi sembrano più che altro dei bambini alla casa di riposo, e volutamente scrivo bambini e non anziani, che implicherebbe qualche bagliore di saggezza. Quello che innalza il film da buono a geniale è il finale, con un uomo che finalmente fa una scelta, e migliaia di fedeli senza alcun punto di riferimento. Il fatto che questo finale lasci un po’ di sgomento è una sensazione fantastica, non tutto è preordinato, finalmente!

Babel. Su rai3 il venerdì sera stanno trasmettendo una rassegna di film interessanti. Questo è stato il primo. Quattro storie si intrecciano con un denominatore comune, un’arma che è presente in un modo o nell’altro nella vita dei protagonisti, e che causa scompiglio nelle loro vite. Il film è tristissimo, e non si intravede speranza per un 90%. Le storie sono molto forti, e il film è molto emotivo. E’ senz’altro ben recitato. Sono colti bene alcuni tratti della cultura occidentale, l’egoismo, il razzismo, il pregiudizio, la solitudine, la mancanza di comunicazione. Tolta la “morale” per cui le armi sono sempre negative, non riguarderei questo film proprio per la crudezza e il continuo susseguirsi di eventi sventurati.

Inception. Vien difficile sapere a questo punto quale sia la realtà. Dopo aver viaggiato nei sogni per 3 livelli, come in un videogioco, ed aver apportato delle modifiche, come si può dire che la realtà è tale? Bella la trovata della trottola che nel sogno non si ferma mai, invece nella realtà la trottola decide dove andremo a cadere… Come nella realtà c’è chi usa la nuova tecnologia a fin di bene , addirittura per amore, chi invece solo per il solito bieco fine dei soldi. E’ un film bello da vedere, proprio nel senso che il senso della vista ne rimarrà inebriato. E poi il concetto “Once an idea has taken hold of the brain it’s almost impossible to eradicate” che le idee possano cambiare il modo di pensare di un singolo, o di una massa, non è niente di nuovo, è alla base della pubblicità, dei bisogni indotti, finanche delle ideologie più ignobili, e purtroppo l’uomo potrebbe cercare modi sempre nuovi per condizionarci.

Il dubbio. Il dubbio ce lo abbiamo ancora noi dopo aver visto questo film. Mi ricordo che quando era uscito cavalcava l’onda degli scandali sui preti pedofili. Il film è abbastanza lento, fatto di piccoli indizi, piccole supposizioni, sermoni, piccole situazioni; il film regge sulla bravura degli attori. Alla fine sono due i dubbi che rimangono, il dubbio che il prete fosse onesto, aperto e amorevole, e il dubbio che la suora, che ha avuto esperienze secolari prima di abbracciare la veste,  non abbia più fede.

Dear Wendy. E’ un film surreale, ambientato in una piazza americana, delimitata tra la nuova miniera e la vecchia miniera, dove chi non è un minatore è un disadattato. I protagonisti sono gli adolescenti “disadattati” che affrontano le loro paure creando un clan “i Dandies” che professa la crescita umana tramite il possesso delle armi; una setta pacifista, le armi non devono assolutamente essere utilizzate; una serie di eventi, li riporterà al loro stadio iniziale: gli altri le armi le usano eccome, non sono per niente pacifisti, ti schiacciano. La prepotenza la fa da padrona, e da un gesto di compassione, l’accompagnare un’anziana nonna a prendere il caffè dalla vicina, ne nascerà una lotta dove i nostri avranno la peggio. Come dire: non c’è speranza alcuna di progredire socialmente. Il film ha una colonna sonora incalzante e i giovani protagonisti a mio avviso hanno recitato bene. Non è un capolavoro , ma sarebbe un peccato non guardarlo neanche una volta.

Karol Wojtyla: quello che i media evitano di ricordare

Karol Wojtyla: quello che i media evitano di ricordare

Dal blog di Gennaro Carotenuto


Anche se circa due milioni di fedeli starebbero viaggiando verso Roma in queste ore, l’opera di Wojtyla mantiene aspetti polemici, rigorosamente dimenticati in questi giorni per le sue omissioni nelle denunce dei casi di pedofilia, per la sua alleanza con le dittature latinoamericane e con prelature discusse come l’Opus Dei e i Legionari di Cristo o per la sua guerra senza quartiere contro la modernità, la chiesa di base e lo spirito del Concilio Vaticano II.

(continua su Gennaro Carotenuto)