In piena libertà e consapevolezza: Vivere e morire da laici

>_> In piena libertà e consapevolezza: Vivere e morire da laici

20560958  Dopo parecchio tempo che non mi dedicavo alla lettura ho deciso di ricominciare partendo da questo libro di Margherita Hack.

E’ un libro che con parole semplici esprime il concetto di laicità e di scelte consapevoli, illustra la nascita della Costituzione ed alcuni suoi punti fondamentali; c’è un po’ di biografia dell’autrice ed alcuni esempi di cronaca dove la laicità dello Stato viene pericolosamente messa in discussione.

C’è stato un momento in cui ho pensato che il libro fosse un po’ ripetitivo, ma ripensandoci ad un paio di settimane dalla fine della lettura penso che questo ripetere i concetti fondamentali espressi sia funzionale al fatto che ci ritroviamo giorno dopo giorno a dover combattere sempre con gli stessi temi , sempre con interferenze varie da parte di gruppi che vorrebbero limitare i nostri diritti imponendoci le proprie scelte a discapito del diritto.

Faccio un piccolo elenco di avvenimenti di cronaca di questi giorni dove i punti evidenziati da Margherita Hack sono estremamente attuali e irrisolti.

Il Papa, dopo mesi in cui si è fatto ben volere pronunciano frasi di un’ovvietà senza pari, finalmente si è rivelato per quel che vale con un’interferenza inaccettabile nei diritti dell’uomo: in un’udienza ai medici non ha fatto mistero di essere contro l’aborto ed il diritto ad una dignitosa possibilità di porter scegliere riguardo ai momenti della propria fine vita (testamento biologico), dando precise indicazioni di utilizzare il mezzo dell’obiezione di coscienza; in questo modo, come poter far valere i propri diritti? instaureremo delle “quote” minime di medici non obiettori?

Sempre in questi giorni, sintomo che il dibattito su questi temi è internazionale, ha fatto discutere il caso di una ragazza statunitense malata terminale che ha deciso per se stessa la morte assistita; laicità significa consentire di poter disporre di questo diritto, e rispettare chi invece per un proprio credo ritenga di voler fare diversamente; in contrapposizione alcune religioni, convinte che non si possano prendere tali decisioni, vogliono imporre anche ad altri questo credo, ed è questa l’interferenza inaccettabile, l’imposizione del proprio credo.

Altro esempio, proprio in questi giorni è stata nominata direttore del CERN una donna, l’italiana Fabiola Gianotti per la prima volta dopo 60 anni, questo a dimostrazione che anche in ambito scientifico le donne faticano ad emergere e tuttora una notizia come questa fa notizia, quando dovrebbe essere la normalità.

Questi sono solo 3 esempi, che ci fanno capire come le considerazioni di Margherita Hack, costruite in una vita , siano attuali e costituiscano dei punti fondamentali per darci una chiave di lettura di quanto ci circonda e del lavoro che dobbiamo fare per avere un mondo migliore per tutti.

 

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The social network (regia di David Fincher _ 2010 _ 120' _ Drammatico)

The social network (regia di David Fincher _ 2010 _ 120′ _ Drammatico)

Finalmente siamo riusciti a vedere questo film che ha fatto tanto parlare l’anno scorso. Molto osannato da critica e pubblico a me è sembrato sicuramente un film godibile, anche se la maggior parte del tempo l’ho passata a maledire Zuckerberg, interpretato dall’ottimo Jesse Eisenberg (The hunting party) per la sua “cattiveria” ed insensibilità (quasi apatia).

La cosa migliore del film è senza dubbio la regia, subito dopo la sceneggiatura che tiene vivo l’interesse nello spettatore nonostante le due ore di spettacolo e di biografia, non so fino a che punto romanzata…
Ma ho visto troppo poco per definirlo un capolavoro. Film comunque da vedere.

Due conflits is megl che uan

è_é Due conflits is megl che uan

Un paio di conflitti di interesse, tanto per non perdere troppo il vizio.

Il primo riguarda Glaming, una società del gruppo Mondadori, ed il gioco d’azzardo online. La concessione che viene da:


l’esecutivo del presidente del Consiglio, attraverso l’amministrazione dei Monopoli, concede l’autorizzazione ad operare ad una società che di fatto appartiene al 70% al premier stesso. L’altro 30%, racconta Report, è controllato dalla Fun Gaming. Quest’ultima, a sua volta è per 49% inserita in una fiduciaria, mentre il restante 51% appartiene a Marco Bassetti, marito di Stefania Craxi, che al governo siede come sottosegretario agli Esteri.

(fonte Il Fatto Quotidiano)

Questa sera Report su Rai 3 avrà modo di dare maggiori dettagli sulla vicenda.

L’altro scandalo riguarda le pubblicità progresso che, finanziate del governo, casualmente fanno incassare a Merdasec 4,7 milioni di euro, la Rai 890 mila (nominali dato che offre gli spazi gratuitamente) mentre la La7 300 mila, Sky 191 mila…
Che caso.

Ecco il commento di Gramellini su questo ennesimo conflitto.

Iniziativa contro l’Allevamento di Galline nel Parco del Roccolo

Iniziativa contro l’Allevamento di Galline nel Parco del Roccolo


Diffondo l’iniziativa organizzata dal Comitanto Radici nel Cielo.

Il comitato “Radici nel cielo” invita tutti, per sostenere la causa contro l’insediamento di un allevamento di 328.000 galline ovaiole nel parco del roccolo, ad inviare in Regione, dove sarà discussa la valutazione d’impatto ambientale per la concessione edilizia, una mail di contrarietà.
Qui sotto una bozza e gli indirizzi a cui inviarla
Più fastidio diamo più sapranno della nostra esistenza e forse più probabilità abbiamo di evitare la distruzione del poco verde rimastoci, fate passare anche ai vostri contatti.
Grazie infinite
Per il Comitato
Daniela Clementi

Ecco gli indirizzi

Assessore all’Ambiente, energia e reti Marcello Raimondi
marcello_raimondi@regione.lombardia.it

Assessore ai Sistemi verdi e paesaggio Allesandro Colucci
alessandro_colucci@regione.lombardia.it

Assessore alla Sanità Luciano Bresciani
luciano_bresciani@regione.lombardia.it

Assessore al Territorio e urbanistica Daniele Belotti
daniele_belotti@regione.lomdardia.it

Dirigente responsabile del VIA Dadone Filippo
filippo_dadone@regione.lombardia.it

Dirigente responsabile VIA Giuseppe Civati
giuseppe_civati@regione.lombardia.it

e se volete anche il Presidente Roberto Formigoni
roberto_formigoni@regione.lombardia.it

ECCO LA BOZZA

Buongiorno,
in riferimento alla procedura di VIA 912-RL per un allevamento intensivo di 328.000 galline ovaiole da collocarsi nel PLIS Parco del Roccolo sul territorio comunale di Busto Garolfo, come cittadino esprimo la mia viva preoccupazione e il mio completo dissenso per l´insediamento, in considerazione degli impatti negativi in termini ambientali, paesaggistici e igienici che lo stesso produrrebbe sul territorio.
Ricordo che la procedura di VIA nasce con lo scopo di tutelare e coinvolgere la cittadinanza nel processo decisionale e chiedo che tecnici, funzionari e politici preposti alle decisioni tengano conto della contrarietà espressa dalla popolazione.
Rimango in attesa di riscontro su quanto segnalato.
Cordiali saluti

La generazione che paga per tutti

La generazione che paga per tutti

Alcuni estratti dell’articolo “La generazione che paga per tutti” di Barbara Biasi , Michele Pellizzari e Rachele Poggi pubblicato su www.lavoce.info, che confermano attraverso un’attenta analisi ciò che già si intuiva.

LA GENERAZIONE CHE PAGA PER TUTTI

L’enorme debito pubblico che l’Italia ha accumulato tra il 1965 e il 1995 non è stato utilizzato a fini produttivi: i soldi che abbiamo preso in prestito sono andati in impiego pubblico e pensioni. Ne hanno beneficiato soprattutto i nati nel decennio 1940-1950. A pagare il conto saranno i loro figli. Con maggiori tasse, ma anche con minori servizi. I tagli alla spesa previsti dalle recenti manovre per istruzione, sanità e trasporti colpiscono infatti di più questa generazione. Anche perché in Parlamento i padri continuano a essere sovra-rappresentati.

Il debito pubblico italiano è esploso tra la metà degli anni Sessanta, quando si attestava intorno al 25 per cento del Pil, e la metà degli anni Novanta, quando raggiunse il 120 per cento del Pil. Un incremento di quasi cinque volte.

PADRI, NONNI E FIGLI

Indebitarsi non è necessariamente un male. Le imprese private lo fanno tutti i giorni per realizzare investimenti che le renderanno più efficienti e produttive in futuro.
Data la bassa crescita economica dal nostro paese negli ultimi quindici anni, è difficile pensare che l’enorme debito pubblico accumulato tra il 1965 e il 1995 sia stato utilizzato a fini produttivi.

Grafico 1: Debito pubblico e crescita economica.

Fonte: Penn World Tables (dati sul Pil) e Banca d’Italia (dati sul debito pubblico).

Che cosa abbiamo fatto, allora, con tutti i soldi che abbiamo preso in prestito? Principalmente, impiego pubblico e pensioni. C’è una generazione, quella che ha trascorso la maggior parte della propria vita lavorativa nel periodo di euforica espansione del debito, che ha beneficiato di quel denaro trasferendone i costi alla generazione successiva, ai loro figli.

I figli non hanno ancora raggiunto la fascia di età 50-60, ma è ben chiaro che a loro non sarà certamente concesso di ottenere la pensione prima dei 65 anni. Anzi, i figli avranno pensioni molto più misere e le otterranno più tardi.

In altre parole, i figli non hanno beneficiato, se non indirettamente attraverso trasferimenti intra-familiari, del debito pubblico accumulato nel corso della vita lavorativa dei padri. Ciononostante, saranno principalmente i figli a pagare il debito. Gli eventi degli ultimi mesi hanno messo in chiaro che non ci sarà concesso di continuare a indebitarci alle stesse condizioni del passato e, di conseguenza, non sarà concesso ai figli di trasferire costi collettivi ai loro figli (i nipoti).

Se dunque, volente o nolente, la generazione dei figli pagherà – e già sta pagando – la maggior parte del costo del risanamento dei nostri conti pubblici, sarebbe giusto che fosse anche quella che attua le riforme strutturali necessarie a evitare che l’attuale situazione si debba ripetere per i propri figli (“i nipoti”, nella nostra classificazione).
E invece, nella classe politica italiana sono ancora sovra-rappresentati proprio i padri. Considerando gli ultimi eletti alla Camera e al Senato (vedi grafico 5), che sono gli organi dove si varano le riforme strutturali, la generazione dei padri conta quasi il 25 per cento di tutti i parlamentari, oltre una volta e mezza la loro percentuale nella popolazione dei maggiorenni (14,8 per cento). I parlamentari appartenenti alla generazione dei figli sono solo 16 per cento, due terzi del loro peso tra i cittadini votanti (21,5 per cento).

È dunque più impellente che mai la necessità di un ricambio generazionale nella classe dirigente. La situazione che si è determinata impegna la generazione dei figli a farsi carico del debito dei padri ma l’impegno deve essere legittimato dalla responsabilità di realizzare le riforme necessarie a garantire la crescita economica nei decenni a venire. Nonostante una bizzarra matematica porti il ministro Tremonti a sostenere il contrario, senza crescita economica qualsiasi sforzo di risanamento delle finanze pubbliche oggi non eviterà che domani ai figli tocchi pagare di nuovo.

Per i grafici e per l’articolo completo vi rimando all’articolo originale.