To the wonder

To the wonder Malick non mi fregherai più.

Pellicola dello stesso stampo di The tree of life e che insieme “compongono un dittico di stampo gnostico-cristiano effigiante” (domani cerco sul vocabolario cosa voglia dire).
Fatto sta che è tremendamente lento, noioso, ripetitivo, la voce narrante è insopportabile (“Che cos’è questo amore che ci ama? Che viene dal nulla. Da tutt’intorno. Il cielo. Tu, nuvola, anche tu mi ami”)…
Poi è lento, noioso, ripetitivo, l’ho già detto? Mai abbastanza.

Dove voglia andare a parare Malick si capisce dato che il film è ricco di cliché (donna: loquace, arte, storia, musica, cultura, Parigi, romantica,…; uomo: taciturno, freddo, passivo, USA, rozzo…) e che tende a spiegare tutto grazie a “fede” e “grazia”.

“Inonda le nostre anime col tuo spirito e la tua vita così completamente che le nostre vite possano essere solo un riflesso della tua. Splendi attraverso di noi. Mostraci come cercarti. Siamo stati creati per vederti”

E sinceramente dell’ennesimo pippone religioso non ne sentivo il bisogno dato che si può vivere bene anche (e soprattutto) senza.

Blearghh!

L’inutile trailer:

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