Buone feste senza Amazon

In colpevole ritardo condivido un articolo linkato su Internazionale e tradotto da The Guardian realitivo alla concorrenza sleale di Amazon che erode quote di mercato online sfruttando i lavoratori ed evadendo il fisco.

Un gruppo di attivisti del Regno Unito ha lanciato la Amazon free challenge, una campagna di boicottaggio contro Amazon per chiedere all’azienda di pagare il salario minimo ai propri dipendenti e migliorarne le condizioni di lavoro. Sono più di undicimila le persone che hanno già aderito, indicando su Amazon Anonymous quanto avrebbero speso sul sito di commercio online dal 1 al 31 dicembre. Amazon rischia di perdere più di due milioni di sterline, secondo gli organizzatori della campagna.

L’idea è nata dopo l’adesione a una raccolta firme su Change.org nel 2013, che ha raggiunto più di sessantamila adesioni. Amazon è accusata inoltre di evadere le tasse, danneggiando l’economia britannica: su 4,3 miliardi di sterline guadagnati dalle vendite nel 2013, l’azienda ha pagato 4,2 milioni di tasse. “È un’offesa e Amazon lucra su questo”, aveva dichiarato a maggio Margaret Hodge, capo di una commissione parlamentare che vigila sulla spesa pubblica del Regno Unito, invitando i cittadini a non fare più acquisti sul sito online.

Con la collaborazione della rivista Ethical Consumer, gli attivisti hanno stilato una lista di venditori etici, suggeriti in alternativa ad Amazon, che comprende negozi indipendenti e organizzazioni umanitarie.

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