La generazione che paga per tutti

La generazione che paga per tutti

Alcuni estratti dell’articolo “La generazione che paga per tutti” di Barbara Biasi , Michele Pellizzari e Rachele Poggi pubblicato su www.lavoce.info, che confermano attraverso un’attenta analisi ciò che già si intuiva.

LA GENERAZIONE CHE PAGA PER TUTTI

L’enorme debito pubblico che l’Italia ha accumulato tra il 1965 e il 1995 non è stato utilizzato a fini produttivi: i soldi che abbiamo preso in prestito sono andati in impiego pubblico e pensioni. Ne hanno beneficiato soprattutto i nati nel decennio 1940-1950. A pagare il conto saranno i loro figli. Con maggiori tasse, ma anche con minori servizi. I tagli alla spesa previsti dalle recenti manovre per istruzione, sanità e trasporti colpiscono infatti di più questa generazione. Anche perché in Parlamento i padri continuano a essere sovra-rappresentati.

Il debito pubblico italiano è esploso tra la metà degli anni Sessanta, quando si attestava intorno al 25 per cento del Pil, e la metà degli anni Novanta, quando raggiunse il 120 per cento del Pil. Un incremento di quasi cinque volte.

PADRI, NONNI E FIGLI

Indebitarsi non è necessariamente un male. Le imprese private lo fanno tutti i giorni per realizzare investimenti che le renderanno più efficienti e produttive in futuro.
Data la bassa crescita economica dal nostro paese negli ultimi quindici anni, è difficile pensare che l’enorme debito pubblico accumulato tra il 1965 e il 1995 sia stato utilizzato a fini produttivi.

Grafico 1: Debito pubblico e crescita economica.

Fonte: Penn World Tables (dati sul Pil) e Banca d’Italia (dati sul debito pubblico).

Che cosa abbiamo fatto, allora, con tutti i soldi che abbiamo preso in prestito? Principalmente, impiego pubblico e pensioni. C’è una generazione, quella che ha trascorso la maggior parte della propria vita lavorativa nel periodo di euforica espansione del debito, che ha beneficiato di quel denaro trasferendone i costi alla generazione successiva, ai loro figli.

I figli non hanno ancora raggiunto la fascia di età 50-60, ma è ben chiaro che a loro non sarà certamente concesso di ottenere la pensione prima dei 65 anni. Anzi, i figli avranno pensioni molto più misere e le otterranno più tardi.

In altre parole, i figli non hanno beneficiato, se non indirettamente attraverso trasferimenti intra-familiari, del debito pubblico accumulato nel corso della vita lavorativa dei padri. Ciononostante, saranno principalmente i figli a pagare il debito. Gli eventi degli ultimi mesi hanno messo in chiaro che non ci sarà concesso di continuare a indebitarci alle stesse condizioni del passato e, di conseguenza, non sarà concesso ai figli di trasferire costi collettivi ai loro figli (i nipoti).

Se dunque, volente o nolente, la generazione dei figli pagherà – e già sta pagando – la maggior parte del costo del risanamento dei nostri conti pubblici, sarebbe giusto che fosse anche quella che attua le riforme strutturali necessarie a evitare che l’attuale situazione si debba ripetere per i propri figli (“i nipoti”, nella nostra classificazione).
E invece, nella classe politica italiana sono ancora sovra-rappresentati proprio i padri. Considerando gli ultimi eletti alla Camera e al Senato (vedi grafico 5), che sono gli organi dove si varano le riforme strutturali, la generazione dei padri conta quasi il 25 per cento di tutti i parlamentari, oltre una volta e mezza la loro percentuale nella popolazione dei maggiorenni (14,8 per cento). I parlamentari appartenenti alla generazione dei figli sono solo 16 per cento, due terzi del loro peso tra i cittadini votanti (21,5 per cento).

È dunque più impellente che mai la necessità di un ricambio generazionale nella classe dirigente. La situazione che si è determinata impegna la generazione dei figli a farsi carico del debito dei padri ma l’impegno deve essere legittimato dalla responsabilità di realizzare le riforme necessarie a garantire la crescita economica nei decenni a venire. Nonostante una bizzarra matematica porti il ministro Tremonti a sostenere il contrario, senza crescita economica qualsiasi sforzo di risanamento delle finanze pubbliche oggi non eviterà che domani ai figli tocchi pagare di nuovo.

Per i grafici e per l’articolo completo vi rimando all’articolo originale.

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