Fortapàsc

Fortapàsc (regia di Marco Risi _ 2009 _ 108' _ Drammatico)

Ricostruzione della morte del giornalista Giancarlo Siani la cui unica colpa è quella d'aver voluto fare bene il proprio lavoro, andando a scontrarsi con i poteri forti collusi con la malavita.

Tra tangenti, camorra, funzionari corrotti, scontri a fuoco ed omertà emerge la figura del protagonista che preferisce perseguire il proprio sogno continuando imperterrito (quasi eroicamente) a svolgere il suo lavoro "sporco" di informazione (a dispetto di tutti i consigli ricevuti per poter "campare" il più a lungo) su fatti ed avvenimenti del mondo della camorra, portando a galla retroscena, indiscrezioni ed indagando sempre più a fondo, articolo dopo articolo, decretando così la propria condanna a morte.

Il film è ottimamente diretto da Marco Risi e ripercorre gli spostamenti e gli incontri segreti dei boss, con annesse scaramucce tra delinquenti, avvalendosi anche delle deposizioni dei pentiti che, successivamente, han permesso la cattura di alcuni degli artefici del delitto, a distanza però di parecchi anni.

Il film è duro e commovente nello stesso tempo. Duro non lesina in "piombo e sangue" per permetterci di avere un idea chiara della tragica situazione di Torre Annunziata. Commovente perchè se per un attimo ci immedesimassimo nella vita del giornalista vedremmo che non si può morire a 26 anni solo perchè si è deciso di non voltarsi dall'altra parte ed in un luogo in cui lo stato fa fatica a radicarsi.
Ad un certo punto del film, sapendo già l'esito nefasto, ho sperato vivamente che uccidessero subito il protagonista per abbreviargli l'agonia. E' difficile se non impossibile essere soli contro l'ignoto, ancora peggio se si è solo un ragazzo qualunque (con i propri difetti, le proprie paure) senza protezione. In una terra dove chiunque può essere il tuo carnefice o una spia al soldo dei camorristi: dal compagno d'ufficio, alla macchina che ti taglia improvvisamente la strada… Ed è veramente angosciante sapere che anche i propri cari potrebbero essere in pericolo di vita per "colpa" tua.
Proprio come essere in un fortino completamente accerchiato.

Indimenticabile. Se non l'avete visto cosa aspettate a recuperarlo?

Ecco il corto ad opera di Gianfranco De Rosa "Mehari" su Giancarlo Siani, ma prima i motivi che han spinto l'autore a girar un simile cortometraggio.

Innanzitutto bisogna partire proprio dal protagonista: Giancarlo Siani. Era un giovane giornalista, un cronista per essere precisi, corrispondente del Mattino, maggiore quotidiano dell'Italia meridionale. Operava a Torre Annunziata, cittadina di circa 80mila abitanti alle falde del Vesuvio, con una delle più alte densità camorristiche dell'hinterland napoletano. Il 25 settembre del 1985 Siani aveva compiuto da qualche giorno 26 anni. E lo ammazzarono sotto casa, al Vomero, quartiere dove io sono nato e cresciuto. La cosa mi colpì moltissimo. "Hanno ucciso uno come me" dicevo in cuor mio. E questo pensiero mi ha "perseguitato": di tanto in tanto mi ritornava alla mente. Nel frattempo facevo già parte dell'industria cinematografica, posizione acquisita dopo una lunga gavetta. Fino a es-sere impegnato in produzioni cinematografiche di livello mondiale. Il mio sogno si era realizzato. La parola sogno mi riportò alla mente Giancarlo Siani. Anche lui aveva un sogno: quello di diventare giornalista a tutti gli effetti, giornalista professionista come si dice nel mondo dell'informazione. Fu questa la scintilla per l'idea di un cortometraggio su Siani.
(fonte www.giancarlosiani.it)

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...