"L'ombra del potere" David Lane

>_>  "L’ombra del potere" David Lane

Libro interessantissimo, peccato per l’esposizione e la tale mole di date, avvenimenti, cifre,… che lasciato il lettore meno dotato di memoria un po’ spiazzato o addirittura frastornato 8-/

Le prime 50 pagine sono una panoramica sulla mafia in Italia, per cui non vi stupite se da subito non troverete legami con l’argomento principale del libro, con il passare del tempo e delle pagine tutti i nodi verranno al pettine, anche se sarebbe meglio dire che tutti i ricordi torneranno alla memoria dato che moltissimi dai fatti accaduti e narrati sono stati parte della nostra storia più o meno recente e tutti bene o male ne han sentito parlare in passato. Anche questo fatto non fa che sottolineare quanto gli italiani siano "smemorati"…

A parte la "mole" di contenuti e dati da ricordare, l’unico altro difetto che ho notato è che l’ordine che segue e la divisione dei vari capitoli si presta ad essere un po’ ripetitiva e questo può far ridurre l’interesse del lettore.
A parte questo il libro è un ottimo esercizio di auto controllo e dovrebbe essere letto da tutti per poter magari, venir a conoscenza dei fatti un po’ meglio di come vengono affrontati (o non) in tv.

"Una stima ufficiale calcolava nel 2001 che gli italiani avessero all’estero capitali non dichiarati per circa 500 miliardi di euro.

Poco dopo essere entrato in carica nel giugno del 2001, il governo di Silvio Berlusconi architettò un sistema per riportare in Italia le ricchezze depositate all’estero, un provvedimento chiaramente vantaggioso per tutti quegli uomini d’affari che avevano illegalmente accumulato ricchezze all’estero. Pagando una penale molto modesta, i cittadini del Bel Paese potevano riportare in patria, con garanzia di anonimato, i propri beni, protetti da uno scudo fiscale.

Quasi 55 miliardi di euro tornarono in patria, almeno temporaneamente. Circa il 60 per cento di questi soldi venivano dalla Svizzera per lo più da Lugano."

"La legge sulle rogatorie fu approvata con una velocità e una tempestività quanto mai insolite. L’esame della legge era cominciato in Senato il 3 agosto e l’approvazione finale era arrivata il 3 ottobre 2001. Nell’agenda del governo italiano, i problemi economici erano molto meno importanti e la guerra contro il terrorismo globale veniva molto dopo.

Le commissioni Esteri e Giustizia cominciarono a discutere il disegno di legge sulle rogatorie esattamente una settimana dopo la distruzione delle Torri Gemelle a New York. Col mondo sotto shock, molti ritenevano che fosse necessario rafforzare la cooperazione giudiziaria tra i paesi occidentali. Invece il governo Berlusconi cercava di indebolirla."

"La responsabilità della compiacenza dell’opinione pubblica italiana riguardo alle amicizie e ai rapporti fra politici e mafiosi ricadeva in parte sulle spalle di una larga fetta dei mezzi di informazione nazionali, le reti televisive e i giornali che un tempo facevano il coro alla Democrazia cristiana e ai suoi alleati di governo, e che poi hanno riservato lo stesso trattamento ai partiti che fanno parte della coalizione di governo di Berlusconi. Andreotti non aveva alcun bisogno di essere riabilitato dopo il suo processo per associazione mafiosa, nonostante quello che era uscito fuori. Il senatore a vita era ospite gradito dei talk-show televisivi e i giornalisti erano sempre ansiosi di sapere la sua opinione su qualsiasi argomento possibile e immaginabile.

Per festeggiare il suo ottantacinquesimo compleanno, la Pontificia università lateranense gli conferì una laurea honoris causa in diritto civile e diritto canonico."

"Il governo Berlusconi aveva stabilito la sua politica rispetto al problema delle scorte nel settembre 2001, sei mesi prima dell’omicidio Biagi, tramite una circolare del Viminale in cui si ordinava che le risorse destinate alle scorte fossero ridotte di almeno il 30 per cento.

L’organo di autogoverno della magistratura faceva notare l’importanza della sicurezza personale ai fini di assicurare l’indipendenza e l’imparzialità dei magistrati.

Molti magistrati, in particolare magistrati giudicanti, erano stati lasciati senza alcuna protezione. Per altri era stato ridotto il livello di protezione. La decisione del Viminale di rimpiazzare gli agenti di scorta in borghese con personale in uniforme era inopportuna. Attirare l’attenzione sul fatto che c’era qualcuno che veniva scortato faceva aumentare il rischio."

Raccapricciante il quadro finale, ma l’Italia è tutta qua.

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