Guerre & Pace

Guerre & Pace

Altre sul razzismo.
Editoriale del numero 154 di Guerre & Pace, incentrato sulla corrente razzista presente in Italia e sostenuta dai nostri politici.

Ma la denuncia non basta*

Questo numero è dedicato interamente – comprese le due recensioni finali e fatto salvo un articolo che cerca di gettare qualche luce in più su un evento attuale come l’influenza suina – al razzismo degli italiani.

Fenomeno preoccupante e dilagante che, proprio mentre scriviamo, ha ricevuto nuovo incremento dall’approvazione alla Camera (anche se è slittata a dopo le europee l’approvazione definitiva al Senato) del cosiddetto “pacchetto sicurezza” con l’istituzione delle ronde, l’introduzione del reato di clandestinità che trasforma ogni pubblico ufficiale in una spia, il prolungamento dei tempi di detenzione, i respingimenti in mare anche di probabili richiedenti asilo, attuati in contrasto con la nostra Costituzione e con propagandistico clamore dalla Lega usando carcerazione, sofferenze e morte dei migranti come spot elettorale.

A questo “razzismo di stato” è dedicato l’articolo d’apertura, mentre i due seguenti ne definiscono alcuni caratteri anche con attenzione al contesto europeo. Il resto del numero contiene poi una ricca, anche se certo incompleta, documentazione delle violenze razziste diffuse nel nostro paese, di cui purtroppo la cronaca fornisce ogni giorno nuovi esempi; un’analisi del razzismo al potere, incarnato dai provvedimenti vessatori e dai divieti al limite del grottesco imposti dalla Lega a livello centrale o in alcune città-simbolo dove governa; l’individuazione dei meccanismi che hanno consentito la trasformazione del razzismo in “senso comune” e delle complicità di cui gode, ben al di là della Lega o del Pdl, fra sindaci sceriffi, intellettuali e politici “democratici”.

La lettura di questi articoli fornisce materiale informativo ed elementi di analisi che sono di grande utilità nella battaglia culturale contro il razzismo. Ma l’informazione e la denuncia non bastano, anzi servono a poco, se non sapremo unirle ad iniziative di contrasto efficaci che finora, viceversa, sono state assai carenti.
Un sintomo di questa carenza è lo spazio lasciato al manifestarsi e al legittimarsi del razzismo nei dibattiti televisivi e nel discorso pubblico. Mentre non si riconosce il ruolo di interlocutori con cui confrontarsi a negazionisti, mafiosi o pedofili, tutti i conduttori “democratici” si fanno un dovere di dibattere col razzista di turno, Coda o Caldiroli, Salvini o Tosi, comodamente seduto in una delle poltroncine per gli ospiti. L’incitamento all’odio razziale, incluso l’invito a sparare su migranti e gommoni, specie se fatto da quei burloni di Bossi o Gentilini, viene fatto rientrare, diversamente dall’elogio delle camere a gas, nella libertà d’opinione e non nell’apologia di reato.
Né questo può stupire in un paese, unico in Europa, dove un partito razzista –analogo o peggiore di quello di Haider, che provocò le sanzioni dell’Ue contro l’Austria – è al governo.

Certo, come in più parti di questo numero si sottolinea e come si è detto anche sopra, il razzismo non si esaurisce nella Lega Nord. Il Popolo della Libertà ha sempre condiviso, talora addirittura sponsorizzato con più calore dei suoi alleati leghisti, le misure neo-razziali. E il Partito democratico, dopo aver aperto nel 2007 la caccia al romeno o al lavavetri con Veltroni, i sindaci sceriffi e “La Repubblica” (v. “G&P”, 140/141), è arrivato con Fassino e Chiamparino a condividere la barbara pratica dei respingimenti, condannata dall’Onu e perfino (seppure caute e non senza ambiguità che lasciano vie di fuga al governo loro amico) dalla Cei.
Ma la Lega in quanto partito che professa in modo programmatico un razzismo differenzialista, antimeridionale, antimigranti, antislamico in nome dei valori culturali, linguistici e culinari della razza padana o, nella sua variante trevigiana, della razza piave, è il principale e più scoperto veicolo del razzismo e della sua trasformazione in senso comune. Per questo è indispensabile una campagna che porti alla condanna e alla messa al bando di questo partito in Italia e in Europa.
E ci auguriamo che la presentazione di questo numero, prevista a Milano e in altre città italiane, sia l’occasione per discutere e avviare concretamente iniziative in tal senso (w.p.)

* il numero è stato curato da Walter Peruzzi in collaborazione con Giuseppe Faso

(fonte mercatiesplosivi)

Qui c’è il sommario con alcune in anteprima alcuni articoli.

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