è_é Campagna nazionale contro l’abbandono dei pendolari

Si si, va bene ridere ma poi bisogna anche pensare alle cose serie tipo alla crisi della formula 1 o alla denuncia di Floriana… come chi? ma la ex del grande fratello… ah non lo seguite? bhe, ma dove cavolo siete stati negli ultimi anni? siete proprio out…

Detto questo ecco un bellissimo articolo che fa il sunto sul marcio dei treni, ad opera della penna di Sergio Rizzo del Corriere della Sera, il titolo è piuttosto enigmatico e lascia molto spazio alla fantasia del lettore, ma confidiamo molto sulle vostre capacità cognitive:

I PENDOLARI E I TRENI IN RITARDO
Viaggiatori di serie B

«Mi fa male al cuore offrire un servi­zio non adeguato ai pendo­lari », ha confessato l’attua­le presidente delle Ferro­vie Innocenzo Cipolletta. Certamente non il primo a cospargersi il capo di cenere per i disagi inflitti a chi tutte le mattine prende il treno per andare al lavoro. «Sappiamo che abbiamo un debito con loro», aveva ammesso quattro anni fa il suo predecessore Elio Cata­nia. Ma già nel 1997 Gian­carlo Cimoli chiedeva pub­blicamente «scusa ai pas­seggeri ». Promettendo al­meno «l’aria condizionata in tutti i vagoni dei pendo­lari ». Anche se poi l’aria condizionata in «tutti» i va­goni non è mai arrivata.

E i politici? Perfino inuti­le elencare le promesse, tante sono state. Ma «viag­giare su treni confortevoli, senza sovraffollamento e con il rispetto degli orari», per usare le parole dell’ex ministro Alessandro Bian­chi, è sempre stata un’illu­sione. Nel 1993 l’allora tito­lare del dicastero dei Tra­sporti, Raffaele Costa, al­meno ci mise la faccia. Salì su un treno di pendolari a Santhià e ne scese a Nova­ra con i capelli dritti: «Su questo problema dovremo intervenire». Ma non ne ebbe l’occasione. Dodici anni dopo ci provò anche il governatore della Lom­bardia, Roberto Formigo­ni. Appena messo il piede nel vagone alla stazione di Legnano fu accolto da una salva di commenti ironici: «Oggi c’è Formigoni e il treno ha soltanto cinque minuti di ritardo…».

Ma neanche le iniziative più temerarie hanno smos­so le acque. I pendolari bloccavano i binari per protesta a metà degli anni Set­tanta e i loro figli oggi fan­no lo stesso. Soltanto, più organizzati. Ora hanno un Coordinamento che con la Federconsumatori ha sfor­nato una specie di «Libro nero» sulle magagne ferro­viarie. A cominciare dai ri­tardi. Ogni viaggiatore «abituale» ne accumule­rebbe mediamente 100 ore l’anno. E se nel 1980 si an­dava da Torino a Milano in un’ora e mezzo, il Coordinamento dice che oggi ci vuole almeno un quarto d’ora in più.

Sergio Rizzo
16 giugno 2009

(continua su Corriere)

Segnalo anche un altro editoriale interessante "L’Italia da incubo dei pendolari che i politici continuano a snobbare"

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