Star system – Se non ci sei non esisti (regia di Robert B. Weide _ 2008 _ 110′ _ Commedia)

Divertente ed irriverente spaccato del mondo dello spettacolo.

Tratto da un libro autobiografico in cui il protagonista Sidney Young, qui interpretato da Simon Pegg (Hot Fuzz), decide di voler entrare nel fantastico mondo dello spettacolo passando dall’ingresso principale e per farlo, non avendo le doti cinematografiche della madre, decide di servirsi del proprio Humor Inglese e della propria abilità di analizzare e smitizzare per scrivere degli articoli pungenti ed indipendenti, un mix tra un giornalista del pettegolezzo e critico.

Interessante vedere come il film può metter a nudo i meccanismi che stanno dietro certe scelte editoriali e certi personaggi da baraccone frutto di attenti studi di marketing.L’ambiente in cui ci introdurrà è finto, costruito ed arrivista. Ma cio non è solo frutto di una invenzione, la trasposizione è irreale e paradossale della realtà.
Tutto nel mondo delle Star deve poter essere soddisfacente e remunerativo per entrambe le parti in gioco: sia per il giornale "che può giovarsi dello splendore del divo" e sia per il divo stesso, che di contro non può uscirne sminuito o leso in nessun modo, nemmeno se questo è un giovane borioso che avrebbe ben poco da dire se fosse realmente ascoltato…
Ed è così che vediamo come un semplice ragazzino pieno di se posso essere continuamente coperto di attenzioni da "critici" e direttori per poter entrare nelle sue grazie e strappare un’intervista; anche a costo di rendersi ridicoli ed imparziali. Stringendo di fatto un accordo non scritto tra intervistato (o ancora meglio il suo ufficio stampa) ed intervistatore.

Il film si muove tra il grottesco e la commedia, con una ottimo Jeff Bridges (Iron Man, Tideland), relegato al ruolo del direttore con la nostalgia dei tempi andati in cui tutto poteva scrivere in modo più libero ed originale. Bravi Kirsten Dunst (Spiderman 2, Se mi lasci ti cancello)) e Simon Pegg, anche Gillian Anderson (X-Files – Voglio crederci), nel suo piccolo è riuscita a rendere credibile un ruolo (quello di "Ufficio stampa") che sembra esserle molto ben congeniale.

Da notare il titolo scelto per la distribuzione in Italia, nulla a che vedere con quello originale "How to Lose Friends & Alienate People". L’avran voluto trasformare in qualcosa di più consono alla nostra cultura malata di moda, fama ed altre amenità simili.

Un film sottovalutato, forse perchè per molti può sembrar la solita pellicola frivola e banale, ma non è così e meriterebbe di esser visto per potersi fare un idea.

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