Katyn (regia di Andrzej Wajda _ 2007 _ 117’ _ drammatico/storico) _CONTIENE SPOILERS_

 
Nel settembre del 1939 (seconda guerra mondiale) la Polonia fu invasa contemporaneamente dalla Germania nazista e dall’Unione Sovietica staliniana. Le due potenze, a dispetto delle ideologie diverse, stabilirono con il patto Molotov-Von Ribbentropp la non aggressione reciproca e la spartizione della Polonia. Significativa è la scena iniziale dove la popolazione civile fugge dagli invasori, ma ad un certo punto si ritrova a non sapere dove scappare, ognuno con un nemico diverso alle spalle e dovendo decidere la direzione.
 
Rimanendo nel lato sovietico, gli invasori non si accontentano del predominio geografico, ma, dovendo espandere il loro dominio ideologico, mirano ad eliminare tutte le coscienze vive, annullando le radici del popolo, e lo fanno internando nei campi di concentramento gli ufficiali dell’esercito, gli insegnanti e gli artisti, praticamente tutti i laureati (presumibilmente la futura classe dirigente) e i liberi pensatori. Ma che senso ha internare i propri stessi cittadini, come giustificarlo alla popolazione? Ne organizzano quindi l’eccidio della foresta di Katyn all’inizio del 1940.
 
L’eccidio fu scoperto dai Tedeschi nel 1943, e ne fecero propaganda, annunciando nomi e cognomi dei defunti attraverso la radio e i megafoni installati per le strade della Polonia. L’URSS rispose che i prigionieri erano invece stati liberati (dopo averli destinati per un periodo ai campi di lavoro) e catturati da Tedeschi che li massacrarono nel 1941. La propaganda da entrambe le parti non risparmiava i familiari dalla crudezza delle immagini dei cadaveri martoriati, mostrandoli con filmati impietosi, che vediamo anche nel film.
 
Per concludere dal lato storico, la verità verrà fuori pubblicamente solo nel 1989 alla caduta del comunismo.
 
Il maggior pregio del film è la ricostruzione storica, con alcune scene memorabili, quella iniziale già citata; la prigionia senza senso dei Polacchi e il loro attaccamento alla patria ed ai valori interiori, alla speranza e alla fede; le testimonianze dei filmati dell’epoca, presentati così nudi e crudi come avvenne nella realtà, e la ricostruzione degli eccidi, volutamente persona per persona, fino all’affossamento finale con la terra in primo piano.
 
Dopo averlo visto rimane addosso un’angoscia per dei fatti avvenuti non troppo tempo fa, e ripetutisi in diversi paesi del mondo anche recentemente, tentando di eliminare diverse etnie. Ci si chiede come facciano degli esseri umani a compiere tali scempi e non dar alcun valore alla vita, a considerare gli altri come oggetti.
 
Durante la visione del film ci sono dei tratti dove predomina la freddezza, non ci si identifica o affeziona molto ai personaggi, ma ripensandoci deve essere un metodo di girare voluto, per rispettare chi tra il pubblico ricorda l’angoscia di vivere in un paese dove tutti sapevano ma nessuno poteva dirlo, e dove dei ragazzi della nostra età negli anni ’80 al posto di vivere nella spensieratezza vivevano ancora in un mondo dove la verità non era accettata.
 
Il film è stato portato alla luce dall’associazione Sentieri del Cinema, e nel sito trovate il link alle proiezioni.
 
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