è_é no! no! no! e no! flessibilità "un par de co…" (2)

E’ proprio vero, quando si parla di lavoratori e dirigenti è bene distinguere.
Noi tutti cattivi. Loro? tutti bravi:

l’84% dei dirigenti dell’Agenzia delle entrate valuta se stesso «più che adeguato» all’impresa, se non addirittura «eccellente» in relazione al raggiungimento degli obiettivi. E quelli che restano? Quelli si considerano almeno «adeguati». Insomma, non ce n’è nemmeno uno che si reputi davvero scarso. Ma se vi chiedessero «datti un voto», sapendo che dal giudizio che vi date potrebbe dipendere un aumento di stipendio, oppure un progresso di carriera, rispondereste qualcosa di diverso?

estratto da "Elogio dell’ozio" di Bertrand Russell:

Per secoli, i ricchi e i loro sicofanti avevano intessuto elogi degli "onesti atrezzi di lavoro" e della vita semplice, professando una religione secondo la quale i poveri hanno molte più probabilità dei ricchi di entrare nel regno dei cieli.

Il fatto è che il modificare e spostare la materia, seppure, entro certi limiti, indispensabile alla nostra esistenza, non è assolutamente uno degli scopi della vita umana. Se lo fosse, un qualsiasi manovale dovrebbe essere considerato superiore a Shakespeare. A questo proposito siamo stati indotti a un equivoco da due ragioni. La prima è la necessità di gabbare i poveri, che ha indotto i ricchi, per migliaia di anni, a predicare la dignità del lavoro mentre dal canto loro essi si comportavano in modo ben poco dignitoso sotto questo aspetto. L’altra è la gioia che ci procurano le macchine e la soddisfazione che proviamo nel vederle operare estraordinari cambiamenti sulla faccia della terra. Direi che nè l’una nè l’altra esercitano un grande fascino sul comune lavoratore. Se gli chiedete qual’è, secondo lui, la miglior parte della sua vita, è improbabile che vi risponda: "Sono felice quando mi applico al lavoro manuale perchè sento di compiere uno dei più nobili compiti dell’uomo e perchè mi piace sapere che l’uomo può far molto per trasformare questo pianeta. E’ vero che il mio corpo ha un certo bisogno di riposo che io devo pur soddisfare in qualche modo, ma non sono mai tanto felice come quando, al mattino, riprendo in mano gli attrezzi del lavoro". Non ho mai sentito un operaio dire una cosa del genere. Egli considera il suo lavoro al modo giusto, cioè come un mezzo necessario per procurarsi il sostentamento, e trova invece maggior gioia e soddisfazione nelle ore di riposo.

E noi lavoriamo… indefessamente.

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