Cloverfield (regia di Matt Reeves _ 2008 _ 85′ _ Fantascienza)

A scanso di equivoci: "si, Blair witch project all’epoca mi era piaciuto" e "si, non ho avuto ne scompensi ne rimesso la cena al termine della proiezione".

Detto questo passiamo al film di oggi (in senso lato), girato dal regista Matt Reeves più che altro televisivo (ma chiamato anche per il seguito) e prodotto da J.J. Abrams, come anche Lost) (iperlodato da molti ma di cui io non ho visto nemmeno una puntata). Una particolarità è stata anche quella di cercar di attrarre lo spettatore creando l’attesa e disseminando la rete e le televisioni di spot, senza dir praticamente nulla del film.

La pellicola si presenta come un reportage amatoriale di un evento apocalittico in cui l’uomo viene preso di mira da un clone di Godzilla, abbastanza particolare e simpatico il mostricciattolo con tutti quegli esserini che mi hanno molto ricordato i mostri di Half-Life, anche se un po’ tutto è presentato in maniera molto simile ad un videogioco.
Nel film un gruppo di amici si ritrova catapultato dalla festa di addio di uno dei protagonisti all’ecatombe che si scatena nel giro di pochissimi minuti e che investe l’isola di Manhattan. Purtroppo, il personaggio che farà le nostre veci (facendoci esplorare con la camera gli scenari apocalittici del film) deve aver avuto qualche "spruzzatina di Parkinson", per cui le immagini saranno parecchio instabili e posso comprendere l’effetto nausea che potrebbero provocare. Io molto probabilmente sono vaccinato grazie alle dosi quotidiane di adrenalina ed alla frenesia dei videogiochi a cui sono abituato. Ma non rende meglio così dando l’impressione che sia lo stesso spettatore a poter puntare lo sguardo e a vedere in diretta cosa accade? In questo modo passiamo da spettatori passivi a “protagonisti”.

I dialoghi sono quello che sono, infatti sarebbe stato piuttosto ridicolo sentire frasi e discorsi troppo brillanti in una ripresa amatoriale con dei protagonisti sotto costante stress. Il film secondo me andrebbe visto più come un documentario, un reportage di quello che potrebbe succedere (e di come potrebbe succedere).

Emblematica e grottesca la scena iniziale in cui la massa nonostante la paura e l’orrore si ferma a fotografare con i telefonini la testa decapitata della Statua della Libertà.
Per me è un film abbastanza originale nei modi; da troppo tempo non apprezzavo un horror (/fantastico) e devo dire che in questo caso il risultato è interessante, inoltre se riesce a tener incollati alla poltrona (e a farci sobbalzare anche senza esplosioni sonore) qualcosa vorrà pur dire.
E’ pur vero che in sala lo sport che andava per la maggiore era appunto quello di denigrare il film… a pellicola finita, quando si ci si può finalmente rilassare.

Per chi vuole sapere tutto sul film (attenzione è uno spoiler unico!) può iniziare consultando questa pagina su wikipedia, basta cercare un po’ per trovare molti dei retroscena e molte cose della trama potranno essere svelate.

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