la ballata di Stroszek (regia di Werner Herzog _ 1977 _ 115′ _ drammatico)

La vita di Bruno, appena uscito di prigione non è facile; il suo carattere mite e ingenuo lo rende succube dei prepotenti nella città in cui vive da emigrato Ungherese, la Berlino degli anni ’70;  non ha un lavoro fisso, è un musicita di strada, non ha amicizie, salvo quella di una giovane prostituta, Eva,  (amicizia interessata) e quella di un vicino di casa anziano
, Scheitz (amicizia disinteressata). Visto il suo essere remissivo è difficile credere che possa essere finito in prigione, magari la povertà lo ha spinto a un furto per sopravvivere;

Bruno ed Eva volano via dalla bruttezza di questa vita, per seguire il sogno Americano; in America tutti possono fare un sacco di soldi; grazie ad un parente di
Scheitz, Eva trova un lavoro in un ristorante, e Bruno in un’officina; comprano una casa mobile, e Bruno si indebita; Eva nel pieno della sua giovinezza non ci fà troppo caso, e minimizza; Bruno non conosce la lingua, ha firmato un sacco di contratti, e finirà per ritrovarsi solo, indebitato,  in un paese che non lo accetta, esattamente come non lo accettava la Germania;

Bellissima la scena dell’asta della casa, con quell’incedere musicale, nessuno straniero può capire cosa sta pronunciando il banditore d’asta, questo ci fà capire quanto si possa essere emarginati in un paese straniero;

Il film ci fà capire che ci sono persone che non sono in grado di adattarsi alle regole della società e a badare a loro stessi ed essere autonomi, non ne hanno le capacità e l’attitudine, la loro vita è libera dalla schiavitù del lavoro, un po’ come per i barboni, con la differenza che non avendo fatto una scelta di rinuncia ai beni materiali, si ritrovano con un niente ancora più pesante, il debito; inoltre c’è chi non si rassegna alla solitudine, non sa affrontare la mancanza assoluta di qualsiasi affetto;

Indimenticabile la sequenza finale, con gli animali in gabbia che si esibiscono nelle performance più strane, la gallina che balla, il coniglio pompiere, il gallo suonatore di pianoforte; non so come il meccanismo si inceppa e loro non riescono a smettere; il camioncino abbandonato da Bruno gira su se stesso, la seggiovia azionata continua ad andare, ma uno sparo mette la parola fine ad un’esistenza solitaria senz’altra via d’uscita. Questo per me è un film da vedere senz’altro, come genere potremmo definirlo Neorealismo.

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2 thoughts on “

  1. il meccanismo s’inceppa perchè è una metafora della vita, dove tutti si muovono freneticamente per nulla, mentre Bruno si lascia trasportare…
    proprio come ha fatto fino a quel momento

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