the elephant man (regia di David Lynch _ 1980 _ 125′ _ drammatico)

John Merrick è un giovane (21n) malformato a causa di una rara malattia; vive nella seconda metà dell’800 ed il suo "tutore" lo espone al circo come "uomo elefante" e lo tratta come una bestia, lo maltratta e lo espone senza rispetto di fronte ad un pubblico, che ignaro della malattia, si inorridisce puntualmente alla sua vista.

Un medico, il dott. Treves, in cerca di un caso "limite" da mostrare ai suoi colleghi, forse per far carriera, decide di curarlo; il paziente risulterà inguaribile, ma nel frattempo, passata l’iniziale paura, si svelerà come un uomo sensibile, colto, pieno di interessi, gentile, e tra i due nascerà una sincera amicizia.

L’interessamento di un’attrice, la Sig.ra Kendal, farà sì che John conosta l’aristocrazia londinese, anche se l’interessamento di queste persone è una moda, non certo un senso di pietà od altruismo.

Difficile elencare tutte le scene che rimarranno memorabili; personalmente mi è piaciuta la riflessione del Dott. Treves "ma io, sono buono oppure sono cattivo?", quando si rende conto di aver esposto John ad un altro circo, seppur più "altolocato"; è un momento toccante l’auto isolamento di John che si rende conto di non poter essere accettato per il suo aspetto fisico e di dover solo sognare e immaginare quello che c’è fuori dalla finestra;

Il fatto che ad una deformazione del fisico sia associata inizialmente una menomazione mentale, mi ha fatto ricordare il libro che ho appena letto "bianco su nero" , dove in un racconto un disabile viene classificato come malato di mente automaticamente, senza neanche fare alcun accertamento; anche il dott. Treves nel film, inizialmente lo definisce "totalmente ebete" e lo tratta di conseguenza come uno stupido;

John trova la bellezza della vita in una poesia, in uno spettacolo teatrale, e soprattutto in un gesto affettuoso come può essere una carezza o come può essere un abbraccio di un amico, una lacrima di pietà di una bellissima donna, come essere considerato un uomo, dopo aver dovuto per l’ennesima volta dover urlare "io non sono un animale, sono un uomo!"

Man mano che la personalità di John viene svelata i suoi tratti somatici sembrano sempre più umani, non lo si guarda più in faccia per scoprirne le piaghe, ma per guardarlo negli occhi ed ascoltare quello che ha da dire e da dare; ovviamente, seppur portato ai limiti estremi, il tema dell’essere e dell’apparire è più che mai attuale nella cultura odierna dove vien dato sempre maggior peso all’apparenza.

Il film in bianco e nero caratterizza l’epoca in cui si sono svolti i fatti, priva di elettricità e di luce artificile, senz’altro non era la Londra scintillante di oggi; inoltre aiuta ad evidenziare gli stati d’animo, che non sono mai intermedi, è un film dalle forti sensazioni sempre.

E’ giustamente un film cult imperdibile, ed il finale, dove John sogna di essere normale ed a suo modo quel giorno e soprattutto quella notte lo è, è commuoventissimo; penso che il sogno di essere "normali" appartenga a tutti e che nel cuore della notte sia un pensiero ricorrente.

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