12 anni schiavo

12 anni schiavo Dopo parecchio tempo dall’uscita al cinema son riuscito a vedere questo chiacchierato e pluripremato film di Steve McQueen anche se mi sarei aspettato un film meno lineare.
Molto bello, per carità, ma non c’è molta suspense e tutto scorre via fin troppo prevedibilmente, sebbene sia duro, crudo e questo reca un certo “fastidio” visto che siamo inermi proprio come i protagonisti e le loro persecuzioni.

Sicuramente da vedere, ma non parlerei di oscar.

Ecco il trailer:

Il ruggito del topo

Il ruggito del topo

Un Peter Sellers agli albori in una commedia che ha più di un parallelo con il capolavoro “Dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” uscito 5 anni più tardi.

Qui vediamo Sellers interpretare ben 3 personaggi, in una commedia che vuole essere si leggera ma con un preciso messaggio pacifista.
Strappa qualche risata su un argomento sempre attuale e fa capire quanto poco il mondo sia cambiato, puntando il dito ed evidenziando l’inefficienza di diplomatici, politici ed altr solite forme espressioni di potere.

Simpatico ma non trascinante.

Il trailer in inglese:

It’s Such a Beautiful Day

It's Such A Beautiful Day Trilogia di Bill ad opera di Don Hertzfeldt.
Film d’animazione molto particolare, con personaggi stilizzati, disegni veloci, semplici, nervosi… l’inizio è il più spaesante dato che non si riesce a trovare un filo conduttore e la narrazione è un po’ più serrata, inoltre dovendo leggere i sottotitoli tutto ciò non aiuta.
Via via che si va avanti però il film acquista un suo senso (o meglio molteplici), uno ad esempio può essere il senso d’impotenza che ha l’uomo di fronte alla grandezza vita.

E’ un approccio un po’ particolare alla narrazione ma le istantanee di Bill sono spesso irriverenti ed hanno un che di filosofico e saggio che credo possano piacere a molti.

Consigliato, se riuscite a trovarlo…

Il trailer in inglese:

Il bianco sole del deserto

Il bianco sole del deserto Per una volta ho voluto essere anch’io un astronauta, infatti a loro spetta l’ultima notte prima del decollo, ancora un gesto scaramantico: la visione del film Il Sole bianco del deserto, sempre lo stesso dai tempi di Gagarin
(fonte Il fatto quotidiano).

Il film diciamo subito che è particolare (nel mio caso anche grazie a sottotitoli e audio leggermente fuori sincrono che però dovendo leggere non guasta troppo) ma anche il protagonista Sukhov, un ufficiale dell’armata rossa, che manda lettere alla sua amata Katerina con il pensiero ci mette del suo!

Film cult sovietico di genere: eastern, una rivisitazione del classico western ma in salsa russa.

Interessante, leggero, a tratti divertente e comunque invita a rimanere davanti alla pellicola per seguire le gesta di questi simpatici personaggi.

Da scoprire.

Ecco il trailer in lingua originale:

La luna su Torino

La luna su Torino Film del 2013 di Davide Ferrario (Dopo mezzanotte), un regista che trovo sempre molto accattivante, diretto ed “impegnato”. Nelle interviste come in uno qualsiasi dei suoi film catalogato sotto la voce “commedia”.
Ed infatti questa pellicola è una commedia “leggera” che però si pone interrogativi non banali sul significato della vita e lo fa prendendo spunto da 3 vite parallele che s’intrecciano giornalmente.
Lo fa con garbo, con un pizzico di fantasia e con un po’ di umorismo.

Un sacrilegio che questo regista abbia così poco spazio al posto dei soliti film inconsistenti e “caciaroni” che passano al cinema e in tv. Non faccio titoli, ci siamo capiti.

Da vedere.

Il trailer:

To the wonder

To the wonder Malick non mi fregherai più.

Pellicola dello stesso stampo di The tree of life e che insieme “compongono un dittico di stampo gnostico-cristiano effigiante” (domani cerco sul vocabolario cosa voglia dire).
Fatto sta che è tremendamente lento, noioso, ripetitivo, la voce narrante è insopportabile (“Che cos’è questo amore che ci ama? Che viene dal nulla. Da tutt’intorno. Il cielo. Tu, nuvola, anche tu mi ami”)…
Poi è lento, noioso, ripetitivo, l’ho già detto? Mai abbastanza.

Dove voglia andare a parare Malick si capisce dato che il film è ricco di cliché (donna: loquace, arte, storia, musica, cultura, Parigi, romantica,…; uomo: taciturno, freddo, passivo, USA, rozzo…) e che tende a spiegare tutto grazie a “fede” e “grazia”.

“Inonda le nostre anime col tuo spirito e la tua vita così completamente che le nostre vite possano essere solo un riflesso della tua. Splendi attraverso di noi. Mostraci come cercarti. Siamo stati creati per vederti”

E sinceramente dell’ennesimo pippone religioso non ne sentivo il bisogno dato che si può vivere bene anche (e soprattutto) senza.

Blearghh!

L’inutile trailer: